TENTAZIONI

Piovono Pietre è l’appuntamento con parole, suoni e disegni mixati in una sola armonia che propone la scoperta di nuovi talenti ogni mese sul blog di Rockit a cura di Claudia Selmi . La puntata inedita per il Rockit’Mag 2013 presenta “Tentazioni”, il racconto di Letizia Bognanni, illustrato da Eleonora Antonioni e con la colonna sonora ideale di “Qualcuno si dimentica” dei Perturbazione.


Nelle vetrine c’è una luce ammaliante che accende ancora qualche parte di me perché nel buio il mio respiro è impaziente perché mi manca sempre un pezzo per essere felice” (“Qualcuno si dimentica”, Perturbazione)

 

Percorre un corridoio dalle pareti tinte di rosso (che banalità, pensa) e finalmente li vede, allineati in ordine di altezza e per colore. Hanno bei colori, pensa: rosa, lilla. Alcuni hanno anche i brillantini. Si guarda intorno, si accerta che nessuno la stia guardando e ne prende in mano uno fucsia, il più grande. Troppo grande, pensa, non ne esistono in natura di così grandi. Forse. Non che ne abbia visti tanti. Anzi. Ne ha visto solo uno. Quello di Pino. Non ha termini di paragone concreti, ma ha studiato, è intelligente, è una che legge, e quindi lo sa: non ne esistono così, in natura. Forse. Lo rimette sullo scaffale e ne prende uno più piccolo, viola. Spinge il piccolo interruttore e ha un sussulto quando sente il tremolio contro il palmo della mano, lo fa quasi cadere. Ha un altro sussulto quando sente una voce femminile alle sue spalle.

“Serve aiuto?”

“Oh. No. No grazie, sto solo dando un’occhiata”, risponde simulando un sorriso rilassato. “Devo…” si sente in dovere di aggiungere, “devo fare un regalo”.

La donna annuisce con fare comprensivo e si allontana. Enrica le lancia una rapida occhiata. È vestita in modo sobrio, jeans, maglione e stivaletti senza tacco. Non che si aspettasse una specie di ballerina di burlesque. O forse sì. Non lo sa, cosa si aspettava. Non si è data il tempo di aspettarsi qualcosa, è entrata e basta. Doveva trovarsi in un altro posto, in questo momento. Doveva essere a scegliere le bomboniere, o il servizio di piatti, o a provare il vestito, o ad assaggiare confetti. Non a considerare le dimensioni di vibratori color rosa confetto, e a pensare che avevano ragione loro. Le sue amiche, quelle a cui senza imbarazzi, e con la sicurezza di chi ha Dio e il futuro sposo dalla sua parte, aveva detto di non aver ancora consumato. Sarebbe successo la prima notte di nozze, come aveva promesso a tredici anni, quando aveva incontrato Gesù, e poi subito dopo, come un dono del cielo, Pino.

“E Pino non è impaziente?”, le aveva chiesto Daniela.

“Siamo tutti impazienti, quando ci aspettano cose belle”, aveva risposto lei.

“Ma anche lui è… non ha mai…”, le aveva chiesto Rossella.

“Stiamo insieme da vent’anni. Lui è l’unico per me, io sono l’unica per lui”, aveva risposto lei.

“Ma fate qualcosa? Voglio dire… altro?”, le aveva chiesto Daniela.

“Qualcosa”, aveva risposto lei senza entrare nei particolari.

Ne prende in mano uno metallico e liscio, si immagina il contatto di quell’oggetto freddo con la pelle e lo rimette giù rabbrividendo.

Sente lo stesso freddo di quei giorni.

Rivede Daniela e Rossella sul divano di casa sua, che si guardano imbarazzate, che non sanno come dirle quello che hanno appena saputo. Risente la voce di Rossella: “Forse dovevamo farci i fatti nostri”. E la sua: “No, avete fatto bene a dirmelo. Siete le mie migliori amiche”.

Risente lui che non nega, non cerca improbabili giustificazioni. “Sono un uomo”, dice semplicemente. “Ho delle esigenze”.

Lo risente pronunciare i suoi voti di purezza, e poi sente di nuovo le sue amiche e i loro dubbi: “Sei sicura, Enrica? Avete trentaquattro anni”. “Ci sposiamo fra un anno”, risponde lei, “solo un altro anno ancora”.

Ma lui non ha aspettato, non l’ha aspettata e lei adesso è qui a cercare un modo per liberarsi di quello che adesso, per la prima volta, a trentaquattro anni, sente come un fardello.

Chissà se la commessa, che adesso sta servendo una coppia di mezza età, ha capito. Chissà se le si legge in faccia, che ha trentaquattro anni ma è come se ne avesse quattordici. A quattordici anni ti dicono che ti si legge in faccia. In questo momento ha la stessa età dei suoi alunni. Da una settimana – da quel giorno – li guarda in modo diverso. Non vede più i bambinoni stretti nei banchi troppo piccoli che annuiscono con occhi vacui e camminano nei corridoi con passo trascinato. Vede occhi lascivi, li vede camminare lentamente per non sprecare energie. Le energie che lei ha sprecato nell’attesa di un giorno perfetto che non è arrivato mai. Nessuno di loro aspetterà tanto quanto lei, e hanno ragione, e per la prima volta in quasi dieci anni li invidia, e si sente vecchia, e vorrebbe tornare indietro per cambiare tutto.

Si guarda alle spalle. La donna è tornata dietro la cassa. Pensa di andare a chiederle un consiglio. Poi pensa che non saprebbe che tipo di consiglio chiederle. È meglio viola o fucsia? Questo è troppo grosso? Ne esistono davvero, di queste dimensioni? Pino ha detto che mi ama, dovrei perdonarlo? Gesù l’avrà perdonato? E a me, mi perdonerà? Io mi perdonerò?

Entrano due ragazzine, le vede con la coda dell’occhio e per il secondo più lungo della sua vita segue il percorso di una frase e di tutte le risate e i sussurri che ne verranno, lo segue lungo i corridoi e nelle aule, “abbiamo incontrato la prof di religione da Tentazioni”. Le ragazzine si fermano accanto a lei. Non le conosce.

Torna a respirare, la vista non è più offuscata e ne nota uno che ha le dimensioni di quello di Pino. È celeste, con i brillantini. Lo prende. Ha una consistenza gommosa. Se lo fa vibrare per qualche secondo fra le mani. Lo rimette sullo scaffale, saluta la donna alla cassa e ripercorre il corridoio dalle pareti rosse.

 

LETIZIA BOGNANNI scrive di musica, cinema e libri. Collabora con Rockit.it e Freequency.it. Ha pubblicato racconti nelle antologie Rac-corti. Brevi storie per chi va di fretta (Giulio Perrone Editore, 2008), The Sleepers. Racconti tra sogno e veglia (Azimut, 2008) e nella collana Singolari di LiberAria Edizioni (2012).

ELEONORA ANTONIONI è nata nel 1983 a Roma. Si diploma e specializza in fumetto estero. Tra i suoi progetti, il diario on line “My thoughts in black in white” (2010) e l’autoproduzione della mini serie “BICICLETTE|Bicycles”. Collabora con la webzine “STREAM”e la rivista “Orlando”. http://eleonora-antonioni.blogspot.it/ http://biciclettebicycles.tumblr.com/

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