INDORMIA

Il racconto esoterico di Gioele Valenti ispira le visioni dilatate italo-svedesi di Äduo. Muffe, fluorescenze e gli influssi dell’indormia, detta altrimenti stramonio, coprono gli angoli di vecchi ruderi, come membrane gastriche, mentre Edipi e vecchi leoni dormono tumefatti, sulla musica degli Squadra Omega.

 

Squadra Omega, “Utriusque cosmi II”

 
Non che fosse diversa dall’ultima volta. Solo, la casa era più simile alla sua idea di come sarebbe stata: una struttura che si reggeva a stento sulle fragili fondamenta del ricordo. La porta era aperta. Salì la stretta rampa di scale e irruppe nelle stanze. Un fascio di luce filtrava dalle commessure del giorno. Il vecchio lo guardò, non sorpreso. Aveva la barba lunga e un ampio vestito da derviscio.
Com’è andato il viaggio?, gli chiese.
Al solito, rispose. Strade bucate e l’assedio del sole.
Più che imbianchito, il vecchio appariva diafano. Invecchiare non è questione di tempo e carne vizza, è un fatto di colori. La scala di grigio a ripetizione, un processo di luce da zero a cento, perenne. Il vecchio tirò fuori un bicchiere e lo riempì di vino rosso.
Non bevi?, chiese.
Non ho mai bevuto.
Ah, già, fece.

La stanza era sporca.
Scusa per l’odore, i gatti hanno pisciato praticamente dappertutto.
Si sente, disse.
Uno dei gatti lo guardava lubrico. Ritto, la coda acciambellata, era la delicata entità pagana della simmetria.

Una sottile muffa avvinghiava la parete nord e le donava una piacevole fluorescenza. L’uomo allineò sul tavolo due pesci panciuti. Ne alzò uno profilando un feroce guizzo, gli infilò in pancia un dito nero e ne estroflesse un intrico anelliforme e semiliquido. La padella già sfrigolava. Mangiarono secondo il rigido protocollo del silenzio.

La strega mancava, un’assenza elettrica e con un peso specifico. Se n’è andata com’è vissuta, disse. In punta di piedi, aggiunse. Nella voce del vecchio risuonava una dolcezza che non aveva mai avuto. La blandizie della resa. Il vecchio leone non era più lì. Forse stava agonizzando da qualche parte, nel buio fuori. Ma non era più lì.


Una camera da letto dava su scampoli di notte. Era il ricettacolo di chincaglieria Wicca. Lo smalto da baraccone, se ti fermi al primo livello. Una serie di cerchi concentrici con al centro l’oro. Ma al centro ci si arrivava smarcando il guardiano del giardino. Frugò in un cassetto. C’erano lettere e ritagli di giornale, c’erano calze di seta e un involto con dell’erba. Prese l’indormia e si recò in cucina.
Dormì nel letto della strega. Poteva sentire il vecchio nell’altra stanza, i marosi senili di un calmo russare. Sul soffitto una cartografia maculata, fatta di stelle fluorescenti a disegnare il Carro.Tirò su le coperte ed esalò, poi sprofondò nella pancia della madre un’ultima volta, come fosse un Edipo in overdose.
Il giorno li sorprese con una luce smorta. Si salutarono nel cortile con l’impaccio di chi è nudo.
Sai cosa mi manca?, chiese il vecchio.
Si, rispose l’uomo. Lo so. Ma è per ognuno diverso. Poi vide con l’occhio dello stomaco un’alba di mani e pentacoli su un seno morbido. Il caprifoglio in giardino sfioriva.
Sulla faccia del vecchio un qualche ricordo incise l’ultimo fatale solco.

 

 

Äduo è un progetto italo-svedese di design “hand drawn & hand printed” che inventa storie sottoforma di magliette, spille, orecchini, calendari, borse… 
”A project born from love, raised with dreams, and fed by ironic fantasy.” Aduodesign.com Facebook.com/aduodesign

Gioele Valenti è titolare del progetto Herself (con dischi per Jestrai Records, Wallace Records, Against It!, Death Letter Tapes), scrive di musica su Rockerilla, Rockit e Nerdsattack, e di tanto in tanto pubblica libri di racconti (Manni Editore e Bamako/Coniglio Editore).

 

 

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